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02/06/2020

Come Leonardo gli cambiò l’arte e il destino

Raffaello

Folgorato. Il giovane Raffaello raggiunge Firenze nel 1504, uno dei motivi del soggiorno è studiare il grande Leonardo, il suo mistero e la sua inspiegabile capacità di ritrarre sembianze umane. Leonardo ha ingredienti che nessuno sa riconoscere, nemmeno gli artisti più abili ed esperti che da tempo provano a studiarlo. Un giorno il ventunenne Raffaello incontra finalmente La Gioconda, la incontra nella bottega fiorentina di Leonardo. L’opera è appena completata, e negli ambienti artistici della città già se ne parla.
Raffaello ne è rapito, totalmente folgorato. Davanti gli si spalanca un nuovo mondo, credeva di aver acquisito uno stile già forte, qualcosa di suo a cui dare solo ulteriore solidità. Credeva di aver già assorbito tutto quel che occorre dal tratto del Perugino. Quel giorno comprende che c’è altro, tanto altro. Capisce che la perfezione tecnica può, anzi deve essere accresciuta, ma poi c’è altro, su quella tela sembra che Leonardo abbia trasferito la vita, lo spirito vibrante del respiro umano. La osserva, la annusa, vuole impadronirsene in qualsiasi modo sia possibile fare con gli occhi Il mondo non sa che sta per conoscere un nuovo Raffaello, totalmente rivoluzionato da quell’incontro.
Mentre Raffaello ammira in silenzio il grande Leonardo, Leonardo in quelle stesse settimane deve intanto fronteggiare l’attacco del suo immenso e bellicoso avversario, Buonarroti. I due sono chiamati dal gonfaloniere della Repubblica di Firenze a una sfida vera e propria nel Saloni dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Leonardo impegnato a dipingere su una parete La battaglia di Anghiari, combattuta da Firenze nel 1440 contro l’esercito milanese, Michelangelo alle prese sulla parete opposta con La Battaglia di Cascina, che le truppe fiorentine sostennero nel 1364 contro i pisani.
Raffaello si rifugia allora nel lavoro, con Leonardo che continua a ossessionarlo. Dipinge in quel periodo la Dama col liocorno, e nella testa ha ancora La Gioconda, e ha la posa della Dama dell’ermellino. Chi è invece la dama col liocorno? Anche su questo dipinto pesano alcuni enigmi. La donna sembra essere Maddalena Strozzi, che Raffaello ritrarrà ancora sempre su commissione di Agnolo Doni, un mercante dai mezzi sconfinati che disporrà un ritratto anche per sé, rimasto poi celebre nella produzione raffaellesca. Mille dubbi nacquero anche attorno alla stessa attribuzione dell’opera. I dubbi su chi fosse l’autore della Dama col liocorno sono durati a lungo. Si è ipotizzato che ci fosse la mano del Perugino, poi di Ridolfo del Ghirlandaio, di Francesco Granacci o di Andrea del Sarto. Fino a quando nel 1928 il disegno preparatorio permise di attribuire il dipinto a Raffaello. Un Raffaello divenuto pienamente leonardesco, votatosi a ciò che in breve tempo Firenze gli aveva insegnato. Secoli dopo, il destino avrebbe riservato al suo Ritratto di Baldassarre Castiglione di sostituire proprio La Gioconda sulla parete del Louvre che il celebre furto avvenuto nell’agosto del 1911 aveva temporaneamente lasciata vuota. L’immancabile Vasari in proposito commenta: “Piacendogli la maniera di Leonardo più che qualunque altra avesse veduta mai, si mise a studiarla”. Prima ancora che nella sua mano sinistra, il talento di Raffaello è percettivo, è nella sensibilità assoluta che gli permette di riconoscere il genio, di interpretarne l’energia, di coglierne l’ingrediente segreto, poi di elaborarlo ed esprimerlo col suo stile. Lo spirito più raffinato del mondo umano è così che tramanda sè stesso.

© 2020. AnnaMaria Amato

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