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14/07/2020

La Gioconda senza sorriso di Raffaello

Raffaello

C’è una Gioconda che Raffaello può aver visto e che non è mai giunta fino a noi. Quando ebbe davvero l’ambizione di toccare il cielo dell’arte, Raffaello capì di dover per forza raggiungere Firenze. Per questo, malgrado avverta l’animo frizzante della sua Urbino, malgrado abbia gli insegnamenti di un maestro venerato come Perugino, sente che un soggiorno nella città in cui lavorano Leonardo e Michelangelo è un passaggio irrinunciabile del suo percorso. È l’ottobre del 1504 quando chiede e ottiene la lettera di presentazione di Giovanna da Montefeltro. Appena il giovane si fa vivo a Firenze, Soderini accoglie in effetti le richieste di della nobildonna e presenta immediatamente Raffaello a Leonardo, che abbiamo visto essere impegnato a Palazzo Vecchio con la Battaglia di Anghiari. Ma adesso sono gli occhi di Raffaello a dirci qualcosa su Leonardo e sui suoi capolavori di quel tempo. Leonardo accoglie con simpatia questo ventenne, gli mostra immediatamente ciò su cui sta lavorando, gli concede il privilegio di vedere direttamente alcuni studi in cui è impegnato, e opere che sta portando a termine. Quelle suggestioni restano nella mente di Raffaello, gli resta per esempio la Leda col cigno, che Leonardo non ha ultimato, ma che Raffaello evidentemente trova sorprendente, al punto da realizzarne un suo studio. Ma ciò che risplende su tutto il resto è ovviamente la visione della Gioconda. Ma che Gioconda ha visto Raffaello? Gli indizi possiamo cercarli soprattutto nella Dama dell’Unicorno.

E ce ne sono due che sembrano dirci qualcosa di significativo e di imprevedibile. Alle spalle della sua figura, Raffaello pone due colonne, uno sfondo che manca nella Gioconda. In più, l’espressione seria che Raffaello impone al volto della sua modella non è un sorriso morbido e sfuggente come quello con cui Leonardo caratterizza la sua Gioconda. Due elementi di differenza che potrebbero marcare una distanza volutamente segnata da Raffaello, una scelta di indipendenza da un modello al quale pure mostra di ispirarsi chiaramente. Ma può darsi che in realtà questa differenza ci dica qualcosa di inatteso sull’opera di Leonardo. Nel settembre del 2006, il Centro Nazionale di Ricerca e Restauro dei Musei di Francia, rivela con certezza i numerosi interventi che Leonardo ha effettuato sul suo dipinto prima di considerato definitivo. Porta alla luce un velo che la donna avrebbe dovuto indossare secondo una prima idea dell’autore, traendola da una stratificazione precedente, e anche una cuffia che inizialmente Leonardo voleva mettere sul capo a Monna Lisa. Accanto a queste modifiche operate in corsa, Leonardo può aver eliminato il progetto iniziale delle colonne alle spalle della Gioconda, colonne che Raffaello vide e usò con la sua dama. In più, è verosimile che quella stessa aria graziosa, l’elemento con cui la Gioconda ha conquistato la sua fama ineguagliabile, superiore a qualsiasi altra realizzazione artistica, Raffaello non la vide mai. Perché sulla tela mostrata al ragazzo, presumibilmente nella sua bottega, Leonardo non aveva ancora pensato a quella espressione e a quel labbro poi ammorbidito nel sorriso immortale e affascinante che conosciamo.

© 2020. AnnaMaria Amato

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