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01/09/2020

Màgia, la madre immersa nel buio

Raffaello

Quattordici libbre di candele. È l’omaggio funebre che Giovanni Santi decide di dedicare alla moglie defunta, a Màgia di Battista Ciarla. Non è così male, possiamo anzi considerarlo un segno d’amore notevole visto che alla morte della propria madre, Santi si era fatto carico di un acquisto di sole 6 libbre, meno della metà. La scomparsa di Màgia avviene nell’ottobre del 1491, lascia un figlio di nome Raffaello, che presto diverrà uno degli artisti più celebri nella storia del mondo. Il bambino non ha che otto anni. L’epoca in cui Raffaello viene al mondo ci aiuta poco, non dissolve mai la nebbia fittissima che avvolge la figura della madre, della quale non ci resta praticamente alcuna notizia. Sembra quasi che la storia sia interessata a tramandare il padre come unico genitore rilevante, a lui è riservata la gran parte delle informazioni. Della nascita di Raffaello ci parla Vasari: “Nacque adunque Raffaello in Urbino, città notissima in Italia, l’anno 1483, in venerdì santo a ore tre di notte, d’un Giovanni de’ Santi, pittore non molto eccellente, ma sì bene uomo di buono ingegno et atto a indirizzare i figliuoli per quella buona via che a lui, per mala fortuna sua, non era stata mostra nella sua gioventù.”. C’è il padre, quindi, Raffaello sembra nascere dal solo Giovanni Santi. La madre appare nel racconto poco dopo, e il suo ruolo è puramente tecnico. “E perché sapeva Giovanni quanto importi allevare i figliuoli non con il latte delle balie, ma delle proprie madri, nato che gli fu Raffaello, al quale così pose nome al battesimo con buono augurio, volle, non avendo altri figliuoli come non ebbe anco poi, che la propria madre lo allattasse e che più tosto ne’ teneri anni aparasse in casa i costumi paterni che per le case de’ villani e plebei uomini, men gentili o rozzi costumi e creanze”. Perciò, un altro protagonista di questa vicenda piena di lacune sorprendenti è il latte, il latte materno che in quel periodo ai neonati viene spesso dato dalle balie, e che invece il piccolo Raffaello, naturalmente grazie alle convinzioni del padre, ha preso dalla madre, che tra l’altro non è stata costretta a dividersi tra più figli, Raffaello fu l’unico.

La signora Màgia avrà avuto il tempo per accorgersi di quanto fosse speciale il suo cucciolo? Qui una risposta possiamo azzardarla. Probabilmente sì, è difficile ipotizzare quanto le venisse riferito dell’attività nella bottega, ma il bambino era talmente bravo e talmente precoce che certamente anche a lei ne è giunta notizia.

Gli sforzi dei biografi e degli interpreti di Raffaello si sono poi diretti su quanto del ricordo materno sia entrato nella sua opera. Ma qui ci muoviamo nel territorio delle congetture libere e indimostrabili. Nelle tante madonne di Raffaello c’è sua madre? E nelle tante Madonne col bambino c’è il suo bisogno di ricordarne il contatto, gli abbracci, gli sguardi, le carezze delicate? La Madonna del Cardellino è una delle opere citate spesso a questo proposito, anche se nel dipinto i bambini sono due, Gesù e san Giovannino. È evidente tuttavia che lo sguardo della madre, la sua attenzione, le sue premure, siano interamente rivolte al proprio piccolo.

Quanto per Raffaello sia rimasta viva la memoria della madre, quanto abbia risolto o conservato negli anni il dolore per la sua scomparsa precoce non lo sapremo mai. Possiamo solo dedicare la nostra gratitudine a colui che ha avuto il merito straordinario di metterlo al mondo. E possiamo farlo un po’ meglio di quanto fece Vasari.

© 2020. AnnaMaria Amato

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