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03/07/2020

Raffaello, la Cappella che racchiude i secoli

Raffaello

Classico e moderno. Come vorrebbero tanti, come prevede la formula d’oro che mette in equilibrio l’arte e il tempo, quel tempo che scorre su ciascun individuo. Ma l’impasto di classico e moderno non è un algoritmo che puoi applicare, è un prodigio riservato ai geni, riservato ai giganti che ogni tanto si confondono tra gli umani. Raffaello. La sua Roma è davvero una Roma eterna. È l’artista più inseguito della capitale, e questo potrebbe bastargli per vivere soddisfatto la sua gloria moderna, potrebbe suggerirgli di continuare semplicemente a far sue le commesse più ricche di quel periodo. Ma lui ha dentro il classico, ha dentro la storia lontana, e i secoli che hanno fatto grande Roma e la sua arte millecinquecento anni prima.

Il destino lo porta verso Agostino Chigi, l’uomo che viene da Siena e che a quell’epoca risiede a Roma. Nell’intera Europa, nessuno ha tanto denaro quanto ne ha lui, il banchiere dei papi. Si dice che fin qui sia riuscito ad accumulare un patrimonio che sfiora il milione di ducati e che la sua sola rendita annua superi i 70.000. Un mare di soldi che nessun magnate di quel periodo può neppure sognare. Tanti quattrini se li è garantiti soprattutto în seguito a un fortunato investimento fatto nelle miniere di Tolfa, da cui si estrae l’allume e del cui sfruttamento Agostino acquisisce il monopolio. L’allume è un materiale imprescindibile per produrre vetro, per lavorare le pelli e la lana. Ma naturalmente non è tutto, una volta a Roma, conquista i favori di papa Alessandro VI, presta denaro alla Santa Sede, in più non fa mancare finanziamenti alle imprese militari di Cesare, figlio del pontefice. In cambio, riceve concessioni, si trova così a dirigere per conto dello Stato Pontificio il settore delle imposte e delle saline, le tasse sulla dogana e le tasse sui pascoli. Quando nel 1503 muore papa Borgia, Agostino Chigi potrebbe ritrovarsi in disgrazia. Giulio II intende cancellare tutto ciò che ricordi il papa che lo ha preceduto, suo storico nemico. Ma Agosrtino ha un efficace segreto, il denaro. Le finanze del vaticano sono allo stremo e un prestito di 5.000 ducati fa dimenticare a Giulio II ogni pregiudizio nei confronti di chi era stato tanto amico di papa Alessandro.

Appena gli mostrano opere di Raffaello, Agostino si innamora immediatamente del suo tratto. Non è un colto, e nemmeno possiede un gusto e una cultura particolarmente raffinati, ma ha intuito, e si fida di ciò che la prima impressione gli suggerisce. Raffaello gli piace, gli pare subito l’artista giusto, e non sbaglia. Di lui si fidano i papi, anzi il più complicato e incontentabile dei papi, Giulio II, un buon motivo deve esserci. Agostino vuole Raffaello per ciascuna delle sue idee più ambiziose. Decide addirittura di affidargli non solo la sua vita, l’immagine eterna della sua esistenza, ma anche la sua morte, il luogo del suo aldilà. Desidera un sontuoso mausoleo, e di quel mausoleo dev’essere Raffaello l’autore. L’intreccio tra classico e moderno, tra omaggio al passato e contaminazione del presente, vive una delle sue sintesi più straordinarie. A Santa Maria del Popolo, Raffaello realizza la Cappella Chigi, a cui lavora per anni. Della cappella lascia schizzi precisi, con ogni dettaglio. Disegna il grosso arcone, i capitelli fedeli alla sua idea di classicità, e poi insinua il tocco di moderno, col quale arricchisce l’impostazione classica. Ai lati della cappella sorgono i due monumenti sepolcrali a piramide, e sulla sommità due monete di bronzo. Sarà poi Bernini a terminare l’opera, e a trasformare in marmo quelle monete. Lo scopo è accostare Agostino e suo fratello Sigismondo a due imperatori romani. Raffaello modernizza la classicità col suo suo irraggiungibile ideale estetico, e la piramide gli occorre come simbolo dell’eterno. La cappella è un volume cubico ruotato su sé stesso, così da diventare un ottagono dall’evidente significato cosmogonico. Sono simbolo dell’universo i quattro punti cardinali e i quattro punti intermedi. I mosaici che decorano l’interno della cupola nascono tuitti da disegni di Raffaello, soprattutto il Dio creatore del firmamento, circondato dagli emblemi del Sole e dei sette pianeti. Niente di più classico, niente di più moderno. L’equilibrio della grande arte è tutto racchiuso in un capolavoro.

© 2020. AnnaMaria Amato

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