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03/08/2020

Raffaello, Urania e l’avanzata delle scienze

Raffaello

31 ottobre 1503. Da tredici giorni è morto il papa, Pio III. Un papa effimero, durato lo spazio di un mese, poco più, trentasette giorni in cui il popolo cristiano a stento ha potuto accorgersi della sua presenza. Ma le parentesi brevi, brevissime, non sono finite, poiché il conclave che occorre per nominare il suo successore dura meno di qualsiasi altro nella storia, addirittura meno di un giorno, dieci ore. Soltanto dieci ore sono sufficienti all’assemblea dei trentotto cardinali presenti per la fumata bianca, per annunciare il nome di Giulio II come il pontefice che da quel giorno avrebbe proseguito la missione di Cristo sulla Terra. Il 31 ottobre il conclave si riunisce, e nella notte, prima che sia novembre, è già sciolto, perché è già tutto fatto. Questa è la data che resta ferma sul Primo Moto, una delle figure con cui cinque anni più tardi Raffaello decora la Stanza della Segnatura. Ed è la configurazione del cielo a indicarci la data. Il Primo Moto è nell’angolo est della volta, e come le altre dodici figure è contornato da cornici a grottesche, un omaggio alla classicità imperiale romana che Raffaello tributa ogni volta che può.

Come ogni raffigurazione allegorica, dal Primo Moto possiamo ricavare significati la cui interpretazione non è ovviamente del tutto univoca. Vediamo la volta del cielo e vediamo una donna che la sovrasta, affiancata da due putti. Qualcuno ci ha trovato la rappresentazione dell’origine dell’universo, qualcuno la sapienza personificata dalla filosofia, qualcuno altro l’astronomia, e con essa lo studio del pianeta e dell’universo in cui è contenuto. Partiamo dalla figura che domina la scena. Chi è la donna? La donna è Urania, figlia di Zeus e di Mnemosine, ed è la musa dell’astronomia e della geometria, indizio che sembra condurre alla terza versione interpretativa dell’opera. Secondo un geografo del II secolo dopo Cristo, Pausania il Periegeta, Urania fu madre di Lino, il celebre cantore mitologico che la musa diede alla luce con Apollo.

Il successo di questa musa in quegli anni doveva essere piuttosto vivo negli ambienti colti. Nel 1476 Giovanni Pontano, l’autore del De Bello Neapolitano, un’accuratissima storia della Congiura dei Baroni avvenuta nel Regno di Napoli, realizza un poema dal titolo Urania. L’opera descrive le costellazioni e gli influssi che queste hanno sui destini umani. Urania viene pubblicato solo nel 1505, tre anni prima cioè che Raffaello la ritragga sulla volta dei Musei Vaticani. E del resto l’apparizione di Urania nel Primo Moto non è unica nella Stanza della Segnatura. La ritroviamo nel Parnaso, sulla parete nord, a cui Raffaello si dedica non meno di un anno dopo, intorno al 1509, quando la volta è conclusa e quando ha ormai portato a termine sia la Disputa del Sacramento sia la Scuola di Atene. Qui Urania è a destra di Apollo, un Apollo che pare abbia le sembianze di Giacomo da San Secondo, un cantante e musicista piuttosto famoso a quell’epoca. La sua figura è all’ascolto della musica che Apollo sta producendo con la lira, accanto alle altre muse sul Parnaso, il monte sul quale dimorano. Attorno alle muse, diciotto poeti sono ritratti a gruppi. Tra loro c’è Dante, c’è Petrarca, c’è Boccaccio, c’è Ariosto, ci sono Omero, Saffo, Properzio, Ovidio. C’è secondo l’opinione di alcuni anche Michelangelo.

Al di là del suo significato allegorico, al di là del riferimento devoto al giorno in cui Giulio II giunge al soglio pontificio, Urania è certamente l’omaggio che Raffaello dedica alle scienze, alle discipline esatte che cominciano ad affacciarsi nell’interpretazione del mondo. La sua ossessione non è solo arte, ma arte e precisione. C’è un po’ di Ipazia, nell’Urania di Raffaello.

©2020. AnnaMaria Amato

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